Per questo piatto ci vogliono delle olive nere seccate al sole o in forno, ma le massaie di Vignanello preferiscono tenerle in un cestino, accanto al camino o alla stufa (oggi, vicino al termosifone), finchè non sono secche e aggrinzite, quasi senza polpa, pronte ad assorbire i sughi del condimento. Una volta si chiamavano Olive del Marocco.
Le olive condite alla vignanellese si possono usare come appetizer o si possono servire alla fine del pasto col formaggio (che in genere, da queste parti, è una caciotta di pecora, fresca o stagionata), ma l’ideale è portarle in cantina, dove si possono spiluccare di tanto in tanto, per stimolare i succhi gastrici e invogliarsi a mangiare e a bere. Ecco la ricetta di nonna Angelina:
si prendono tre etti di olive, si mettono in una ciotola di terracotta e si condiscono con uno spicchio d’aglio tritato, striscioline di buccia d’arancia (ovviamente private del bianco), del peperoncino, pepe, sale, una manciata di fior di finocchio selvatico e abbondante olio d’oliva. Mescolare bene, coprire e lasciar riposare qualche giorno, rimescolando di tanto in tanto. Per le quantità di aglio, buccia d’arancia, pepe e peperoncino, fate a occhio o meglio: fate secondo il vostro gusto, ma non siate avari con l’olio extra vergine d’oliva e con il finocchietto.