L'arte del giardino
Caro lettore, te lo dico subito: qui non troverai indicazioni su come spianare un terreno mal livellato, rendere fertile una terra povera, costruire muretti, lastricare sentieri, piantare un albero o potare le rose. Per questo ci sono ottimi manuali e siti specializzati che spiegano come affrontare questi lavori con poca fatica, il minimo costo e il massimo risultato. Qui si parla di quale giardino progettare e realizzare, per ricavarne il massimo della gioia.
I costi e la fatica
All’inizio, è il caso di dirlo, non sono rose e fiori. Bisogna investire molto denaro e darsi parecchio da fare. Innanzitutto bisogna cercare l’acqua in profondità e attivare un pozzo, per assicurare l’approvvigionamento idrico. Poi, col progetto in mano, bisogna preparare il terreno, aggiungere terra ricca di humus, costruire muretti di contenimento, montare un casotto per riporre gli attrezzi necessari alla manutenzione (pala, palette, vanga, rastrelli, “male e peggio”, forbicioni, cesoie, decespugliatore, rasaerba), sistemare l’impianto di irrigazione, fissare i lampioncini, fare gli allacciamenti elettrici, alzare siepi, piantare alberi e arbusti, dedicare un angolo al compostaggio, tracciare sentieri con beole, delimitare le aiole con le rocce, seminare il prato, arredare il giardino con gazebo, barbecue, eccetera. Tutto questo con l’aiuto di professionisti. Il costo? E’ alto, molto alto. Ma a questo punto, il più è fatto.
Certo, una volta che il giardino è nato, si deve accudire come un bambino. Bisognerà dissetarlo col sistema d’irrigazione automatico, nutrirlo a primavera con ammendanti e concime e curarlo con le medicine per prevenire o combattere le malattie, eccetera. Ma tutto questo è un passatempo. Si calcola che un giardino di 500 mq ben curato richiede in media una o due ore al giorno di lavoro. Non è molto, per un hobby che può dare tante soddisfazioni. Le operazioni più faticose sono quelle della potatura stagionale di alberi, arbusti e siepi, che si possono affidare a giardinieri professionisti.
Se non sei disposto ad affrontare questi costi iniziali e a dedicare qualche ora del tuo tempo libero alla manutenzione del giardino, desisti.

Così era il giardino nel 2001, visto dal patio. Avevamo appena piantato alberi e arbusti.
La siepe è ancora giovanissima e oltre il reticolato si vede il prato condominiale. Il protagonista del giardino nascente è il mio grande
amico Rahn,
che nel 2009 è andato a correre nelle praterie celesti.
Giardino come metafora.
Il tuo giardino ti ripagherà ampiamente dei costi che hai dovuto affrontare per realizzarlo e del tempo che spenderai per accudirlo. E forse un giorno, seduto su una panchina, all’ombra di un albero fronzuto, ti guarderai intorno e dirai a te stesso: “Ma questo è un paradiso!”.
Un’esagerazione? Certo. Ma soprattutto una metafora. Infatti, la parola paradiso deriva dal latino paradisus, che a sua volta viene dal greco paradeisos, che corrisponde all’ebraico pardes e all’antico persiano pairidaeza, che significa giardino limitato da una siepe, anzi: giardino delle delizie. Giardino e paradiso hanno dunque lo stesso significato: l’uno è metafora dell’altro. Eden, in ebraico, è luogo di felicità e voluttà. Quindi, il paradiso dell’Eden, di cui parla la Bibbia, è il giardino della felicità e della voluttà. In arabo il Gennat al ard (il nome dato alla Zisa di Palermo, meraviglioso giardino arabo-normanno) è il “paradiso in terra”.
Il progetto: da dove cominciamo?
Un bel giorno Ulisse decise che era l’ora di sposarsi e di mettere su casa. L’eroe omerico vagò per la petrosa Itaca, alla ricerca di un luogo degno di Penelope. E lo trovò nel giardino della casa paterna. Tra le zolle e le erbacce, c’era un poderoso e fronzuto ulivo. Era lì da sempre, ma quella volta, per la prima volta, gli sembrò così bello e autorevole da meritare una posizione centrale nella reggia. Senza toccare le radici prese a lavorare sul tronco con sega e pialla. Ne fece il letto nuziale. E intorno al vecchio olivo alzò le quattro pareti della camera matrimoniale.
Questo aneddoto per sottolineare un principio: se ti capita di comprare o ereditare una casa con giardino e ci trovi un albero maturo, sano e autorevole, non lo recidere, rispettalo: quell’albero rappresenta in qualche modo la memoria storica della casa e può essere l’inizio del futuro: un tesoro, un punto di riferimento dal quale partire per progettare il tuo giardino.


Così è oggi (2011) dallo stesso punto di vista
Una casa-giardino
Se invece la casa nuova si affaccia su un terreno spoglio, allora bisogna partire dal nulla. Anche se, ad essere precisi, dal nulla non si parte mai. Infatti, la casa in senso lato è costituita sia dalla costruzione in muratura, sia dal giardino, e meno si separano i due ambienti e meglio è. Non devono soltanto convivere, ma integrarsi e interagire. L’integrazione crea valore. Vale a dire: il giardino è il prolungamento della casa e la casa è il prolungamento del giardino. E il progetto deve tendere a valorizzare entrambi. Facciamo un esempio: le pietre che si useranno per tracciare un sentiero o per lastricare un’area, i blocchetti per alzare muretti di recinzione o di contenimento, gli scalini per scendere di livello, e così via, dovranno in qualche modo richiamare e comunque non entrare in contrasto con le scelte fatte per la pavimentazione del patio o per il rivestimento dell’abitazione. La costruzione dovrà comunicare col giardino e affacciarsi ad esso con ampie vetrate, tanto ampie da consentire al giardino di affacciarsi all’interno!
I gusti son gusti, ma attenti al kitch
Dicevamo che dal nulla non si parte mai. Il vostro giardino potrà anche essere spoglio, infestato dalle erbacce, vergine e privo di memoria storica, ma non è fuori dal mondo: è immerso in un territorio con caratteristiche precise. Guardiamoci intorno e spingiamo lo sguardo fino all’orizzonte. Quali sono le vegetazioni prevalenti? Querce, cipressi e ulivi? Queste essenze, nel nostro esempio, costituiscono la nota dominante del paesaggio. Puoi imitarla, quella nota, assecondarla o semplicemente consentire che faccia da sfondo, in lontananza. Ma ne puoi essere certo, quella nota risuonerà nel tuo giardino e perciò è meglio evitare inutili o spiacevoli dissonanze.
Intendiamoci, una scelta audace può anche rendere il tuo giardino anticonformista e originale. Ed è anche vero che accostamenti innaturali possono creare forti emozioni estetiche. Si pensi a Roma. Qualcuno vi portò le palme dall’altra riva del Mediterraneo e altri vi piantarono le conifere del nord Europa. Queste essenze esotiche sono ormai naturalizzate e convivono con la tipica flora mediterranea, creando un paesaggio forse unico al mondo. E’ questo, forse, uno dei segreti della bellezza di Roma, una città che grazie al suo clima eclettico rende possibili sorprendenti convivenze. Ma in questi accostamenti non bisogna esagerare. Se, travolto da furore creativo, pianterai su un terreno non vasto un abete argenteo del Canada accanto ad una palma canariensis, magari su uno sfondo toscaneggiante, correrai il rischio di innalzare un monumento al kitch.
E’ una questione di punti di vista
Il giardino è un luogo da vivere, ma anche da guardare e perciò deve offrire uno spettacolo piacevole da ogni punto di vista. E’ necessario curare con molta attenzione la visuale che si apre allo sguardo percorrendo il vialetto d’ingresso o affacciandosi alle finestre e così via. Una delle prime scelte da fare è se vale la pena di aprire o, al contrario, chiudere allo sguardo il panorama circostante. La scelta dipende ovviamente dalla qualità del panorama.
Particolare cura deve essere dedicata alle essenze che si scelgono per il vialetto d’ingresso, perché finiranno per costituire una sorta di biglietto da visita, l’insegna della casa. E se ci pianterai un ceraso, che tu lo voglia o no, per i visitatori o i passanti quella sarà “la casa del ceraso”.
L’uscita sul patio deve offrire allo sguardo uno o più punti di attrazione: un boschetto e un gazebo, per esempio, oppure un albero autorevole in un prato ampio e ben curato.
Poi bisognerebbe curare la vista da particolari angoli d’osservazione. Molti ritengono giustamente che il balcone o le finestre della camera da letto debbano affacciarsi su un albero riposante e sereno che dia il buongiorno: un prunus dal fogliame ramato, per esempio, che a primavera si veste di fiori rosa. E così via.
Le verdi stanze
Il giardino è al servizio di chi abita la casa e dei suoi visitatori. Quindi dovrà assolvere ad una serie di funzioni. Può essere un luogo in cui passeggiare solitari o il luogo in cui i bambini giocano, dove si può leggere indisturbati o dove ci si crogiola al sole dell’estate. Nella scelta contano esigenze concrete e gusti personali. Il giardino è in grado di assolvere alla funzione che ci sta più a cuore, ma anche a tante altre funzioni secondarie. Basta creare al suo interno degli ambienti diversi e riconoscibili: il “salotto” arredato con tavolini e sedie di vimini, la “camera dei bambini” con l’altalena, eccetera.
Naturalmente le stanze andranno realizzate seguendo un criterio di comodità e funzionalità. Così, se si vuole realizzare un piccolo orto con qualche albero da frutta, gli ortaggi preferiti e le erbe odorose, è obbligatorio localizzarlo nella parte che comunica con la cucina. Questo spazio, che è molto utile dal punto di vista gastronomico, può anche diventare con qualche accorgimento un luogo di grande fascino: “il giardino dei semplici”.


2002. Sul davanzale del patio, una camellia.
Qualche arbusto acquista prestanza, ma gli alberi sono ancora giovincelli e la siepe non è ancora così folta da impedire la vista del parco condominiale.
Un’opera d’arte
Avendo bene in mente tutti questi condizionamenti, e cioè: il rapporto col territorio circostante, il rapporto con la casa e le sue esigenze e il rispetto dei punti di vista obbligati, si può cominciare a progettare.
Si parte dalla pianta del terreno sul quale sorgerà il giardino, coi confini di proprietà ben delimitati.
Un giardino può essere semplicemente un luogo verdeggiante e utile, ma anche una creazione artistica. Il progetto potrà rivelare le tue doti di scultore e pittore, ma anche di architetto di ambienti, atmosfere e profumi. E poiché il giardino non è opera che si compia una volta per tutte, la creatività dovrà esprimersi di stagione in stagione, di anno in anno. L’opera d’arte cambierà continuamente di profilo, colori, atmosfera e profumi.
La natura farà la sua parte: un seme capitato qui per caso sulle ali del vento potrà germogliare e forse troverà il suo spazio, gli alberi e gli arbusti cresceranno, qualche pianta perenne, forse, non reggerà al gelo dell’inverno. E l’artista, stimolato dalle invenzioni della natura o preso da nuovo estro, apporterà correzioni al sentiero, aggiungerà colori, toglierà volumi, contribuendo con la sua fantasia e il suo senso estetico a questo progetto in fieri, che cresce su stesso.
La quarta dimensione
Quando si disegna la mappa di un giardino, con la dislocazione degli spazi funzionali e dei punti di attrazione, si ha solo una rappresentazione geometrica a due dimensioni. Ma l’artista giardiniere deve pre-vedere e quindi progettare sulla carta pensando a tre dimensioni. Anzi a quattro, perché la differenza tra un dipinto o una scultura e il giardino consiste nel fatto che il quadro o la scultura possono invecchiare, ma sono stati creati una volta per tutte, mentre il giardino cresce e cambia forma e profilo col passare del tempo. Si potrebbe dire che a creare il giardino concorrono tre artisti: l’uomo, la natura e il tempo.
Per questo il progetto deve prevedere con una certa approssimazione cosa avverrà fra cinque o dieci anni: quell’albero che oggi appare un esile virgulto, avrà allora lo spazio sufficiente per vegetare? Soffocherà le piante più piccole che abbiamo messo a dimora tutt’intorno? Toglierà sole agli arbusti? Non invaderà coi suoi rami le nostre finestre? L’esperienza detta una regola: all’inizio, anche se pianti molte essenze, il giardino sembra spoglio, perché le piante sono giovani. Dopo pochi anni, le piante fanno a gomitate, ognuna cerca il suo sole a scapito delle altre e le radici si accavallano … la regola è non esagerare prima se non vuoi tagliare dopo.
Prima la cornice, poi il quadro
L’unica cosa che non possiamo scegliere è il luogo dove sorgerà il giardino. Piccolo o grande che sia è quello segnato dai confini della proprietà. Tutto il resto dipende da noi. Supponiamo che il terreno sia di circa cinquecento metri quadrati, che sia di forma rettangolare e che si sviluppi al fianco della casa dove si apre un patio. E supponiamo che abbiamo già risolto il problema dell’approvvigionamento idrico. L’impianto di irrigazione lo realizzeremo solo dopo aver definito il progetto nei dettagli.
La prima cosa da fare è scegliere la cornice dell’opera d’arte. Su un lato, come s’è detto, c’è la casa. Sugli altri tre lati bisognerà piantare delle siepi o costruire dei muri di cinta, che in seguito rivestiremo con rampicanti. Sarà questo lo sfondo sul quale si staglieranno gli alberi e gli arbusti che sceglieremo per il quadro.
Ecco un primo criterio scenografico al quale attenersi: le piante devono decrescere di statura e stazza mano a mano che si avvicinano al nostro punto di vista principale (che per ipotesi è al centro del patio). Questo semplice accorgimento consente di vedere tutto lo scenario come a teatro. Del resto, cosa ci fa una margheritina dietro un roseto? Ed ecco un secondo criterio: l’intensità del colore deve essere crescente, dalla siepe al nostro punto di vista. Fiori bianchi o giallo crema, luci chiare, sullo sfondo. I blu e i rossi più vicini a noi. Si crea così l’illusione di un giardino più grande.


2009/2010. Il giardino è ormai maturo. Una veduta autunnale (sopra) e una veduta estiva.
L’albero maestro
E veniamo alla scelta degli alberi. Uno solo può bastare a conferire personalità alla nostra creazione, se la specie ha una sua bellezza e se l’individuo è un bell’esemplare. Possiamo anche sceglierne più d’uno, ma dobbiamo evitare le specie king size, che sono più adatte ai parchi cittadini. In ogni caso dobbiamo prevedere cosa avverrà fra dieci anni: L’albero che abbiamo appena piantato, avrà allora lo spazio sufficiente per vegetare? Soffocherà le piante più piccole che abbiamo messo a dimora tutt’intorno? Toglierà sole agli arbusti? Non invaderà coi suoi rami le nostre finestre?
Le erbacee possono essere sostituite, trapiantate o rinvasate, ma gli alberi, una volta impiantati, resteranno sul terreno molti anni e in qualche caso ci sopravviveranno. Per questo dovranno essere scelti con la massima cura, tenendo a mente che stiamo progettando a quattro dimensioni.
Quando si scelgono gli alberi o gli arbusti bisogna sceglierli non solo per i loro fiori (che durano poche settimane) o per i loro frutti stagionali, ma anche per la loro forma e per l’ordito e il colore del fogliame.
Gli alberi, con il loro impennarsi o spandersi o accupolarsi, creano il profilo alto del giardino, visibile anche dall’esterno e da molto lontano. Quando i virgulti che avrai piantato, esili all’inizio, avranno cominciato a irrobustirsi, dopo tre o quattro anni, lì vedrai lì ad aspettarti, quando la sera tornerai a casa. Li riconoscerai da lontano. E ti parleranno dell’intimità della casa, del tuo rifugio.
Il verde scenario
Come dicevo sopra, quando progetti il tuo giardino immagina d’essere a teatro. Tu sei seduto in platea o in prima balconata. Sei sul patio, sul portico, alla finestra della camera da letto … Avanti a te c’è il palcoscenico. La siepe, il panorama esterno e il cielo fanno da fondale. In primo piano lascia un’area libera piuttosto vasta per il prato. Lo spazio orizzontale esalterà la verticalità degli alberi e degli arbusti.
Una volta scelte le figure dominanti (alberi o arbusti autorevoli, capaci di attrarre l’attenzione con la loro imponenza o bellezza) e una volta deciso come delimitare le stanze (“Qui sorgerà un’aiola, qui un boschetto di piante mediterranee, qui l’orto …”), bisogna disegnare sul prato dei sentieri apparentemente casuali e in realtà funzionali, che conducano alla centralina dell’impianto di irrigazione, all’area del compostaggio, eccetera. Ecco: il prato è come l’assito sul quale si svolge l’azione teatrale e si muovono gli attori: i familiari, gli ospiti ... E tu sei l’attore principale.
A questo punto potrai completare lo scenario “arredando” le stanze. E qui si varranno le tue capacità di scultore e di pittore.
Come uno scultore lavorerai sui volumi, creando dei vuoti e dei pieni e accostando forme diverse. E come un pittore creerai degli effetti decorativi, lavorando sui colori dei fiori (effimeri) e delle foglie, ma anche sulla forma del fogliame e delle singole foglie.
Una regola d’oro: non si può avere tutto. Bisogna evitare di ridurre il giardino ad una sorta di campionario di tutte le specie. E’ meglio dare il giusto spazio a individui particolarmente belli e creare spazi pittorici o scultorei con molti individui di una stessa specie: un cipressetto da solo, fra alberi diversi può apparire striminzito: se associato ad altri due esemplari può creare ambiente e contrastare positivamente con la figura di un grande albero a chioma espansa che gli stia vicino. Un gruppo di tulipani rossi, da associare per esempio ad iris viola o ad altri gruppi di fiori può creare un effetto pittorico notevole. Se invece si mettono accanto: un tulipano, un iris, una margherita e così via si avrà l’impressione della confusione e della povertà. Non ci si illuda: la confusione non apparirà mai spontanea. Per creare un giardino che sembri spontaneo occorre grande abilità e molta fatica. Ci sono due tradizioni nell’arte del giardinaggio alle quali si può attingere: quella in cui la vegetazione sembra spontanea (il che richiede una grandissima cura) e quella in cui ci si illude di piegare la natura alla razionalità delle forme geometriche, con alberelli di bosso ridotti a coni e siepi perfettamente squadrate. Lasciamo ai fondamentalisti la scelta fra questi due tipi di giardino. Il mio suggerimento è di attingere all’uno o all’altro, se ne abbiamo voglia e solo quando sia necessario per il nostro progetto artistico. Limitiamoci a creare un paesaggio in piccolo, da ammirare e da vivere.


Quello che fu il regno di Rahn è ora il regno di Cleopatra.
Accostamenti e contrasti
Spesso la bellezza del giardino nasce dall’accostamento (di individui della stessa specie, per esempio), ma anche e forse soprattutto dal contrasto di forme e di colori. Sono molto attraenti i contrasti di volume (un bell’esemplare di acero rosseggiante in un ampio prato verde); i contrasti di forme (un arbusto che cresce in libertà, accanto a un orcio di terracotta dal quale sbuchi un bosso a forma di cono); i contrasti di ordito o fogliame (foglie palmate di fatsia che spiccano su una siepe di mortella ben squadrata); e infine i contrasti di colore (delle peonie intorno a un ulivo, eccetera).
E a proposito di accostamenti, in giardino bisogna fare di necessità virtù. Le piante hanno le loro esigenze. Può essere utile mettere nella stessa area, piante che hanno le stesse simpatie. Queste associazioni doverose possono creare un magnifico risultato estetico. Così si può dedicare un’aiuola alle cactacee. Si possono accostare in un angolo tutto loro rododendri e azalee e altre piante che amano il terreno acido. Si possono valorizzare angoli ombrosi con piante che non tollerano i raggi diretti del sole: le ortensie, per esempio o il solanum capsicastrum, detto anche il ciliegio dell’amore. E così via.
Altre associazioni sono orientate a creare luoghi speciali, come il giardino dei semplici, al quale si può anche associare un orto e qualche albero da frutta. E ne vale la pena, perché un pomodoro o un’albicocca appena colti hanno un gusto davvero speciale.
Un bel giardino in tutti i sensi
Infine, in sede di progetto dobbiamo accertarci che il giardino non sia soltanto bello a vedersi. Non dobbiamo farci sedurre soltanto dalla vistosa bellezza di alcune essenze, non accontentiamoci di accarezzare la setosa sensualità dei petali di rose o tulipani. Facciamo in modo che nel nostro giardino siano valorizzati anche i profumi, scegliendo piante che sia pure di modesta apparenza, nella stagione della riproduzione, diffondano in giardino olezzi inebrianti (vedi L’odore de li fiori).
Qualcuno parla con le piante. E’ un soliloquio? Il giardino, in sé è muto. Ma in qualche modo ci parla, sì, ci parla quando la pioggia cade sul fogliame: “O Ermione …”, o quando s’ode il vento “stormir tra queste fronde”. Certo noi non possiamo governare né la pioggia né il vento, ma possiamo aiutare il giardino a parlarci, per esempio, attraverso il canto degli uccelli. Se avremo cura di crearecolori e profumi e ripari e altezze, il giardino diventerà un rifugio per merli, passeri, pettirossi e moltissime altre specie che ci faranno compagnia. Rispettiamo i loro nidi. Non disturbiamo la mamma mentre sta covando. Anzi incoraggiamoli a stare con noi lasciando a loro disposizione una vaschetta con l’acqua e una scodella con briciole di pane. Ci ricambieranno coi loro canti.
Infine: il giardino è anche il giardino dei nostri animali domestici, cani e gatti. Loro vivranno il giardino a loro modo, forse creeranno il loro percorso preferito: rispettiamolo.
Ecco: il progetto è pronto, non resta che realizzarlo.
E ricorda: il giardino ti sopravviverà. Se pianti un limone, che vivrà cent’anni o un ulivo che camperà per secoli, non pensare alla tua morte. Pensa alla vita di quegli alberi che vivranno dopo di te. E ti ricorderanno. E se quest’affermazione ti sembra un po’ retorica vatti a leggere il racconto “Il cielo di Giada”. Forse sarai d’accordo con me: creare un giardino è sopravvivere a se stessi. Vivere. Forse.
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