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La Soglia della Yurta


Il romanzo “La soglia della yurta” fu pubblicato a puntate nel 1986 sulla rivista “Solathia”, con le illustrazioni in bianco e nero di Hajnal. Alcuni commenti: Gabriella Sobrino, poetessa e allora segretaria del premio Viareggio Rèpaci (oggi presidente di Donna Città di Roma): “E’ un romanzo di sensazioni… colpiscono: l’originalità del tema e la pulizia della pagina”; il giornalista e scrittore Renato Minore: “La storia prende, è sviluppata con intelligenza e mosse strategiche giuste”; lo scrittore Massimo Grillandi “Sa mantenere sempre desta l’attenzione del lettore e questo mi sembra pregio non da poco; anzi, oggi rarissimo”.
Fu quindi riproposto in volume da Il Ventaglio, Roma, 1988, e presentato a Firenze, al Gabinetto G.P. Viesseux dal filosofo Giovanni Landucci e da Giorgio Luti, professore ordinario di letteratura italiana nell’Università di Firenze.
Tra le molte, benevole recensioni, quella che ricordo con più riconoscenza e affetto è quella del giornalista Mario Padovani: “Caro Eutropio...”.
Esiste anche una versione teatrale realizzata da Silvana Tiraferri: “per voce recitante, audiovisivi e commento musicale”. Fu rappresentata il 23 novembre 1988 nella Sala della Biblioteca di via Laurentina, 449. Raffaella Aldrighetti interpretò con particolare intensità la “voce recitante”. Introdussero e commentarono l’evento, gli scrittori Gian Luigi Piccioli e Mario Mariani.


Ecco la trama del romanzo.


Nel 395, il giovane Arcadio eredita l’Impero Romano d’Oriente dal padre, Teodosio il Grande. Chiesa e Stato sferrano l’attacco decisivo contro il paganesimo, ma l’erudito Eutropio non s’accorge che è cambiato il mondo. Sommerso dalle sue scartoffie, studia, riflette, s’illude di poter trovare una sintesi filosofica tra ellenismo e cristianesimo e di giungere infine al Segreto Supremo. Lo stato teocratico considera i suoi scritti una pericolosa bestemmia e reagisce con la violenza. Umiliato e offeso, il povero Eutropio, piega la testa come un’esile canna battuta dal vento e accetta di recarsi in “volontario” esilio, nella lontana Bitinia.
In quella terra, nasce il suo amore per la prostituta Ipazia. Ma la perde e s’ammala, nel corpo e nell’anima. S’avvicina la fine dei suoi giorni. Tristemente. Inesorabilmente. Quando, all’improvviso, come per un miracolo, gli si apre uno straordinario spiraglio. Sembra rinascere e affronta un lungo viaggio verso i confini del mondo conosciuto. Tra le yurte degli unni, riuscirà finalmente a distinguere il profilo del Segreto Supremo.

A distanza di tempo, al di là delle etichette (“romanzo storico-fantastico”, “astratto meccanismo borgesiano”, “mero giallo interiore” eccetera), devo dire che “La soglia della yurta” vuole essere un omaggio, un riconoscimento, un atto d’amore per un intellettuale di tanto tempo fa, al quale un potere fondamentalista ha voluto strappare la sua libertà di pensiero. E quando, scrivendo questa storia, mi sono accorto che il mio personaggio, così puro, così fragile, aveva la sorte segnata e sarebbe rimasto schiacciato sotto il peso delle umiliazioni subite, delle pene d’amore e del dolore fisico, ho avuto pietà di lui. E prima che esalasse l’ultimo respiro ho voluto compiere per lui un miracolo: ho fermato il tempo e gli ho aperto pagine e pagine di una nuova vita. Gli ho fatto ritrovare l’amore perduto e la serenità dell’anima. E gli ho rivelato il Segreto Supremo, che è il fine ultimo dell’esistenza umana. Ho compiuto un miracolo. Un miracolo, haimé, che è possibile solo nei romanzi.

Penso che questo romanzo, a vent’anni di distanza dalla prima stesura, sia ancora attuale, anzi: attualissimo. Infatti, la sopraffazione, l’intolleranza, l’estremismo e la presunzione di certuni di possedere l’unica verità rivelata, sono ancora intorno a noi. E tentano di comprimere le nostre libertà. Un tempo, di fronte a queste minacce, si poteva fare ben poco: chinare il capo o ribellarsi. Oggi abbiamo un’arma in più per difenderci: dialogare, dialogare e dialogare. Ma non è detto che il dialogo funzioni. Purtroppo. Quanto ai miracoli, sono possibili solo nella finzione letteraria.

 

 

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